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Diabete di tipo 2 e digiuno intermittente: può servire per la prevenzione della malattia?

Diabete di tipo 2 e digiuno intermittente: può servire per la prevenzione della malattia?

Sono molti i benefici a livello metabolico dei vari tipi di digiuno intermittente in voga e valgono anche per i diabetici o chi è a rischio di diventarlo. Sembra però che gli effetti positivi siano dovuti alla restrizione calorica, più che all’astensione in base a fasce orarie

Diabete di tipo 2 e digiuno intermittente: può servire per la prevenzione della malattia?

(Getty Images)

Sento molto parlare di digiuno intermittente: questo regime alimentare potrebbe aiutarmi a prevenire l’insorgenza di diabete, visto che ho una importante familiarità (entrambi i genitori e nonni materni)? Sono anche in sovrappeso (72 kg per 1,65 cm di altezza).

Risponde Stefano Parini, medico internista, AUSL Ferrara, Associazione Medici Diabetologi (VAI AL FORUM DIABETE)

Migliorare il peso con una restrizione calorica — e una regolare attività fisica — potrà certamente esserle di beneficio: per la prevenzione del diabete di tipo 2 nei soggetti a rischio è raccomandato in modo «forte e chiaro» un calo ponderale del 7%, unito a una attività fisica regolare per 20-30 minuti al giorno o 150 minuti a settimana, oltre che ridurre l’apporto totale di grassi e aumentare quello di fibre vegetali. Al momento non vi sono evidenze altrettanto forti per raccomandare di modificare il nostro modello alimentare dei tre pasti principali con due spuntini, anche se sono numerose le ricerche sul «digiuno intermittente»: l’ipotesi è che periodi di digiuno più o meno lunghi, alternati a periodi di alimentazione più o meno libera, attivino vie metaboliche connesse al catabolismo (processo di scissione delle molecole complesse in molecole più semplici), all’autofagia (processo di autopulizia delle cellule) e meccanismi molecolari atti a proteggerci dallo sviluppo di malattie croniche, come il diabete.

Con la dicitura «digiuno intermittente» si fa riferimento a vari regimi:
digiuno periodico: digiuno fino a 24 ore, una o due volte alla settimana, con alimentazione libera nei restanti giorni;
alimentazione a tempo limitato: si mangia nell’arco di 8 ore ogni giorno e si digiuna nelle restanti 16;
digiuno a giorni alterni: a un giorno con alimentazione libera ne segue uno con assunzione al massimo del 25% del fabbisogno calorico;
dieta 5:2: limitazione dell’apporto calorico in due giorni non consecutivi alla settimana (riducendo 500 kcal per le donne e 600 kcal per gli uomini), con un’alimentazione senza restrizioni nei giorni rimanenti.

Per capirne la ratio, dobbiamo tener presente che :
a) alla base dell’invecchiamento e dello sviluppo di patologie come il diabete vi è l’infiammazione cronica di basso grado indotta da età, sedentarietà, predisposizione genetica, stile di vita, inquinanti (fumo di sigaretta, alcol) e — non ultimo — eccesso di alimentazione. Tutto ciò induce uno stress metabolico con aumento dello stress ossidativo, che a sua volta è causa di importanti alterazioni dell’organismo, che però migliorano con la restrizione calorica, ottenuta anche tramite il digiuno intermittente;
b) esiste un gruppo di geni che codificano per le proteine denominate sirtuine, di cui ne esistono sette tipi. Queste proteine svolgono diverse azioni di controllo di vie metaboliche implicate nello sviluppo dei tumori, di malattie neurodegenerative, dell’invecchiamento, del diabete. In particolare bassi livelli di espressione della Sirt1 (una delle sette proteine ) sembrano implicati nello sviluppo del diabete di tipo 2, mentre la sua attivazione è stimolata dalla restrizione calorica;
c) l’organismo risponde al digiuno intermittente riducendo al minimo sintesi, crescita e riproduzione cellulare, favorendo i sistemi di mantenimento e riparazione, migliorando la resistenza allo stress, riciclando le molecole danneggiate e promuovendo la sopravvivenza delle cellule che nel loro insieme migliorano lo stato di salute e la resistenza alle malattie;
d) nell’uomo la sensibilità all’insulina varia a seconda dell’ora del giorno, diminuendo di notte. Evitare di mangiare di notte può sincronizzare l’assunzione di cibo con un efficace rilascio ormonale postprandiale, così da avere un miglior controllo della glicemia.

Dal punto di vista metabolico, il digiuno intermittente sembra essere promettente nel migliorare la sensibilità insulinica, almeno nel breve periodo; i dati di cui disponiamo oggi mostrano però come sia in effetti la restrizione calorica (ottenuta anche con il digiuno intermittente), piuttosto che il timing di assunzione dei pasti, ad avere importanza sullo stress ossidativo e sull’infiammazione. In ogni caso, questi dati obbligano a rivedere i concetti in voga nei decenni scorsi che scoraggiavano il digiuno come approccio dietetico, autorizzando nuovi modelli comportamentali per il calo ponderale, forse più consoni ai ritmi della vita odierna. Deve essere comunque ben chiaro che solo riducendo le calorie complessive introdotte — con o senza digiuno intermittente — possiamo ottenere un calo ponderale e migliorare il quadro metabolico.

 

Fonte : https://www.corriere.it/salute/diabete/23_maggio_09/diabete-tipo-2-digiuno-intermittente-0cdd58ba-ea79-11ed-8b0b-6cde02623b65.shtml

 

CM Medical Devices

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Nel settore del medicale da oltre 20 anni, nasco come tecnico di prodotti sanitari (ventilatori polmonari) per poi diventare product specialist , responsabile di sala neurovascular e oggi area manager centro sud Italia

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