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Autocateterismo intermittente: empowerment paziente urologico

Autocateterismo intermittente: empowerment paziente urologico

La World Health Organization ha definito l’empowerment come un processo attraverso il quale le persone possono acquisire un maggiore controllo sulle decisioni e sulle azioni che riguardano la loro salute (2012). Questo concetto è di fondamentale importanza per quanto riguarda le malattie croniche, la sua diffusione può portare ad un cambiamento significativo nell’organizzazione dei sistemi sanitari e nell’assistenza offerta oltre che ad un ripensamento del ruolo ricoperto dal paziente.

Che cos’è il cateterismo intermittente
Il cateterismo intermittente, o cateterismo in-out, è lo svuotamento della vescica a intervalli ripetuti con un catetere monouso. L’autocateterismo viene anche identificato con l’acronimo CIC, ovvero Clean intermittent catheterization, cateterismo intermittente pulito. Praticare il cateterismo intermittente consente di svuotare la vescica con la stessa frequenza della minzione naturale, circa 4-6 volte al giorno.

L’attuazione di programmi di educazione sanitaria, effettuati da infermieri specialisti esperti, volti ad istruire il paziente cronico urologico e il suo caregiver permettono di favorire l’empowerment rafforzando l’autostima, l’autoefficacia e l’autodeterminazione per far emergere risorse latenti e portare l’individuo a riappropriarsi consapevolmente del suo potenziale.

Da sinistra: Dr.ssa Manuela Marzella, Dr.ssa Elena Crocetti, Dr. Simone Pletto, Dr.ssa Concettina Donzelli, Dr. Fabio Scipioni

Uno studio della Società Italiana di Urologia (SIU) ha messo in evidenza come l’87% dei pazienti e il 93% degli urologi ritiene indispensabile il coinvolgimento del malato in tutte le decisioni relative al percorso terapeutico.

Presso il Policlinico Tor Vergata è stato istituito l’ambulatorio infermieristico delle Cronicità, attivato per garantire la presa in carico globale di quei pazienti che, provenienti dalle Unità di Degenza, dal Pronto Soccorso o dall’Ambulatorio, hanno concluso il percorso clinico diagnostico ma necessitano ancora di cure Assistenziali Terapeutiche Educative.

Nell’ambito degli interventi educativi rientra l’addestramento all’autocateterismo intermittente, per il quale è stata elaborata una vera e propria road map che il paziente deve percorrere al fine di tornare ad avere la propria autonomia nelle attività di vita quotidiana e nel soddisfacimento dei bisogni primari.

L’ambulatorio infermieristico delle cronicità su prescrizione dello specialista urologo (nei casi di ritenzione urinaria acuta o cronica a diversa eziologia o di incontinenza), eroga interventi educativi volti all’autocateterismo intermittente dedicati al paziente e al suo caregiver.

La road map urologica, infatti, prevede che il paziente effettui il percorso insieme al suo caregiver, sia esso formale o informale, in modo che possa essere presente a domicilio come primo punto di riferimento soprattutto all’inizio della pratica in autonomia.

Road map urologica
1 Fase: Arrivo in ambulatorio
Presso l’ambulatorio infermieristico delle cronicità il paziente e il caregiver troveranno ad accoglierli Infermieri Specialisti Esperti.

Viene effettuato in primis un colloquio conoscitivo e l’assessment infermieristico del paziente sia per quanto concerne gli aspetti prettamente clinici che le attività di vita quotidiana. Vengono indagate le conoscenze del paziente e le sue aspettative rispetto la pratica che si andrà a svolgere.

2 Fase: Parte teorica e tool anatomici
Paziente e Caregiver vengono fatti accomodare in una postazione allestita ad hoc in cui si potrà prima di tutto vedere insieme un video informativo. Questo viene scelto in relazione al grado di autonomia del paziente, alla conformazione anatomica e/o rispetto ad eventuali disabilità.

Il video informativo viene visionato insieme all’infermiere specialista esperto e poi commentato per dare delucidazioni su sezioni o dettagli non chiari.

Sul tavolo accanto al monitor viene preparato un tool anatomico e tutti i cateteri vescicali a permanenza delle varie ditte produttrici in modo che si possa vedere con il paziente tutti i dispositivi che si avranno a disposizione. Il paziente può quindi provare ad effettuare l’autocateterismo sul tool anatomico.

3 Fase: Prova Pratica
Quando il paziente si sentirà pronto viene fatto accomodare in un ambiente assistenziale allestito per effettuare l’autocateterismo. La tecnica utilizzata dal paziente sarà “no touch” e cioè “senza contatto”, poiché attraverso guaine o guide apposite si impedisce la contaminazione dei dispositivi e delle mani con manovre non adeguate.

In questa fase il paziente potrà effettuare l’igiene delle mani, l’igiene intima e provare il catetere ad intermittenza prescelto. Nel caso di paziente portatore di catetere a permanenza si effettua la rimozione dello stesso, precedentemente clampato, al fine di favorire il riempimento vescicale. Il paziente a questo punto, seguendo le indicazioni dell’infermiere specialista esperto, effettua il tentativo di autocateterismo.

Se necessario, vengono proposti vari ausili che possono semplificare di molto il cateterismo; per esempio, ausili per sfilare e indossare i pantaloni, specchietti per la visualizzazione dell’uretra o ausili destinati alle persone con manualità limitata.

In questa fase si mettono in evidenza eventuali problematiche o difficoltà che in genere vengono risolte dando delle indicazioni procedurali o facendo intervenire il caregiver a supporto del paziente. L’infermiere sostiene in questo caso l’agire di entrambi. Il paziente terminata questa fase, pratica nuovamente l’igiene delle mani e si riveste.

Si effettuano a questo punto le osservazioni e si domanda al paziente se vuole provare anche altri dispostivi. Viene fornita una bottiglia d’acqua (500 ml) e si invita paziente e caregiver a uscire dall’ambulatorio per una mezz’ora. In questa fase potranno rilassarsi e fare una breve passeggiata. Al ritorno in ambulatorio si potrà effettuare un nuovo tentativo di autocateterismo e verificare di aver compreso bene tutte le indicazioni date.

4 Fase: Raccomandazioni e Contatto telefonico
In questa fase, viene consegnata al paziente una prima fornitura del presidio scelto e un diario minzionale indicando come utilizzarlo e spiegando che una corretta compilazione dello stesso può essere molto importante per monitorare la funzionalità durante le attività quotidiane tramite la registrazione di dati oggettivi come il numero e l’ora delle minzioni o dei cateterismi e possibili squilibri tra l’apporto idrico e la diuresi giornaliera e/o notturna.

Questo permetterà di definire al meglio il numero dei cateterismi ad intermittenza da effettuare in relazione alla quantità di urina svuotata.

Per una corretta idratazione e per una corretta gestione della vescica, viene consigliato alla persona di assumere con regolarità liquidi e alimenti per almeno 1500-2000 cc nelle 24/h. I volumi di ogni cateterismo dovranno essere all’incirca intorno ai 400 ml.

Il giorno seguente il paziente viene ricontattato telefonicamente per avere un primo riscontro di eventuali problematiche presentatesi.

5 Fase: Follow up ambulatoriale
Il paziente torna in ambulatorio dopo 7 giorni, portando anche il diario minzionale e, se non ci sono problematiche, il medico specialista urologo prepara il piano terapeutico per il dispositivo in uso.

Nel caso di difficoltà il paziente potrà programmare una nuova sessione di addestramento direttamente con gli infermieri.

Ad un mese avviene un nuovo contatto telefonicamente per avere un riscontro sull’andamento dell’autocateterismo.

L’autocateterismo ad intermittenza permetterà di:
Ridurre i disagi causati dalla presenza del catetere vescicale a permanenza
Ripristinare il più rapidamente possibile la ripresa della normale funzionalità vescicale
Evitare “distensioni” vescicali da riempimenti eccessivi di urina che, causando distrazioni delle fibre del muscolo detrusore della vescica, impediscono un’appropriata contrazione con completo svuotamento della vescica stessa
Prevenire il rischio di infezioni alle vie urinarie causate da residui di urina in vescica
L’empowerment del paziente urologico viene realizzato cercando di rassicurare la persona, mettendola a proprio agio attraverso un ambiente accogliente, dove potersi esprimere, e dove sentire che l’infermiere gli dedicherà il proprio tempo per raggiungere insieme gli obiettivi di autonomia prefissati.

Il paziente deve sentirsi coinvolto attivamente (engagement del paziente) nel percorso di cura per il suo cammino verso l’autonomia. Importante, inoltre, è il rispetto dei tempi di elaborazione e di accettazione della propria condizione di salute e del percorso emotivo di ciascuna persona.

Bisogna accettare che ci siano momenti di negatività che però vanno supportati attraverso il Counselling infermieristico infondendo fiducia sulle capacità del paziente per aiutarlo a superare gli ostacoli presenti.

È fondamentale non perdere mai di vista gli obiettivi:
Gestire autonomamente la funzione vescicale tramite cateterismi intermittenti e la possibilità di farlo non solo in un contesto protetto come quello del proprio domicilio ma anche in setting differenti, questo semplifica la vita, in termini di indipendenza, privacy e dignità, migliorando in modo sostanziale la qualità della vita
Partecipare alle attività sociali, come la possibilità di viaggiare comodamente e partecipare alle attività quotidiane
Trarre benefici emotivi, dati dalla restituzione di un senso di normalità
Ripresa della sessualità
Dare sicurezza al paziente, in quanto viene percepita una diminuzione del numero di infezioni del tratto urinario e dei ricoveri correlati
L’infermiere specialista esperto sarà sempre presente e disponibile anche dopo il termine della sessione di training in quanto rimarrà il punto di riferimento per il paziente e il suo caregiver attuando una vera e propria presa in carico–continuum assistenziale ospedale territorio.

Le best practice della Registered Nurses’Association of Ontario affermano che la cateterizzazione intermittente è l’alternativa preferita al cateterismo a permanenza per gli individui in cui lo svuotamento della vescica è “incompleto” supportate dalla National Institute for Health and Care Excellence (NICE) nel Regno Unito, l’Associazione Europea degli Infermieri di Urologia, i Centers for Disease Control negli Stati Uniti e l’American Urological Association, che confermano le stesse raccomandazioni.

Fonte : https://www.nurse24.it/dossier/incontinenza/autocateterismo-intermittente-empowerment-paziente-urologico.html



Alessandro Montalto

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Nel settore medicale da oltre 20 anni , continuo ad assorbire informazioni giorno dopo giorno perché non si finisce mai di imparare nella vita, sono entrato in contatto con la ventilazione polmonare e ho cercato di arricchire sempre di più le mie conoscenze senza mai dimenticare da dove sono partito.
Oggi mi dedico molto ad organizzare grazie al mio team sempre più Hospital Meeting, il mio obiettivo principale non è la vendita ma diventare partner del reparto un amico pronto a trasferire quel poco che sa e fare da connessione con altri professionisti ed aziende

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